OLIO e i suoi parenti
L’olio in cucina è un prezioso strumento oltre che un
eccellente ingrediente. E’ importante
capire come ci viene in aiuto e prima di tutto bisogna comprendere che cos’è.
L’olio appartiene alla famiglia dei grassi. Dal punto di
vista chimico sono formati da molecole di trigliceridi composti di una molecola
di glicerina alla quale sono attaccate tre molecole di acidi grassi, che
secondo le loro peculiarità determinano
le caratteristiche fisiche, chimiche, nutrizionali e organolettiche del grasso a cui appartengono.
Le molecole di acidi grassi hanno strutture chimiche
diverse, possono essere: saturi, monoinsaturi, polinsaturi. Alla base di ogni
grasso c’è una miscela di questi elementi che consente, di solito ai grassi di
potersi mescolare o anche sostituire tra loro. Nella preparazione della
maionese è possibile sostituire l’olio di semi con quello di oliva, la
struttura dell’emulsione non cambia si hanno solo delle modifiche nel sapore,
oppure quando si prepara un soffritto sostituire con il burro l’olio d’oliva.
La diversità tra gli acidi grassi può determinare
generalmente delle differenze facilmente visibili, i grassi ricchi di acidi
saturi sono solidi a temperatura ambiente come ad esempio il burro, lo strutto,
mentre quelli dove prevalgono, gli insaturi sono liquidi a temperatura ambiente
e sono considerati tali la maggior parte degli oli. Molto spesso sull’etichetta
degli oli o è riportata la proporzione degli acidi grassi presenti.
L’olio extra vergine d’oliva è un grasso, i suoi
trigliceridi sono composti di una miscela di acidi grassi con un elevato
contenuto di acido oleico, che appartiene alla categoria dei monoinsaturi. Ha
un sapore caratteristico a differenza degli altri oli e nelle preparazioni
culinarie è unico. Nella sua composizione chimica è importante anche la
frazione dei polinsaturi che contengono omega 3 e 6, acidi grassi fondamentali
per la nostra salute.
Da un punto di vista sensoriale l’aspetto visivo,
olfattivo, gustativo, sono
importanti, ma reputo
rilevante anche l’aspetto tattile, relativo alle caratteristiche di
fluidità, astringenza e untuosità. L’olio in bocca stimola la salivazione cosi
da rendere la masticazione più fluida donando una sensazione
liscia, piacevole e persistente nella cavità orale.
Inizio a parlare dell’olio in cucina partendo da una
semplice insalata, dove la successione dei vari condimenti come il sale, l’aceto
e olio devono seguire una logica.
la successione per condire
l’insalata sarà:
1 - Cospargere di sale l’insalata.
2 - Versare l’aceto, mescolare.
3 - Versare l’olio e mescolare.
Tra insalata, sale e aceto c’è un’affinità
chimica visto che si tratta di sostanze polari, quindi in questa prima fase il
sale si scioglierà e assieme all’aceto, si distribuirà sull’insalata, poi si
unirà l’olio che completerà il condimento.
Ora passiamo all’uso che
si può fare dell’olio in cottura, descrivendo la preparazione di un soffritto e
di una comunissima salsa di pomodoro.
Per preparare il soffritto si userà la cipolla
e dell’olio extravergine di oliva. Inizio tritando la cipolla, durante quest’operazione
il coltello tagliando, la cipolla, provoca la rottura delle cellule al cui
interno ci sono degli enzimi che reagiscono con gli acidi grassi della cipolla
provocando la formazione di aromi che caratterizzeranno il soffritto e l’uso
che se ne farà. Gli enzimi liberatisi dalla cipolla non reagiscono solo con i
grassi della cipolla ma si attiveranno anche con il grasso di cottura, in
questo caso l’olio. Unico limite in questa situazione sono le temperature in
cui questi enzimi si disattivano, tra i 60 e i 70°. Per allungare il tempo di reazione
si potrà scegliere di iniziare la preparazione del soffritto a freddo.
Mescolo con l’olio la cipolla
tagliata, cercando di distribuirlo in modo uniforme. Quest’operazione è
importante eseguirla con cura per vari motivi legati alle funzioni dell’olio in
cottura: l’olio è un ottimo conduttore di calore, ha la funzione d’isolante tra
il fondo della pentola e gli ingredienti e rispetto a quanto detto sopra sulle
reazioni enzimatiche è uno strumento per aumentare gli aromi, quindi un
miglioratore. Un soffritto eseguito seguendo queste regole contribuirà ad
ottenere ottimi risultati.
Tornando alla preparazione
di questa salsa, una volta pronto il soffritto si verseranno i pomodori, nel
mio caso quelli pelati. Nei pomodori si realizzano le stesse reazioni
enzimatiche tra enzimi e acidi grassi della cipolla, la reazione potrebbe
essere più blanda perché i pelati sono soggetti a un veloce trattamento con il
calore prima di essere messi nei barattoli e questo potrebbe provocare
l’inibizione di una parte degli enzimi. Mescolo i pomodori nel soffritto
contenete il nostro olio e faccio continuare la cottura. I pelati abbasseranno
la temperatura e avranno inizio le reazioni tra olio/enzimi come prima. Non c’è
un tempo di cottura preciso per la salsa di pomodoro, sarà una scelta di ognuno
di noi secondo quello che si vorrà ottenere alla luce di queste informazioni
sull’utilizzo dell’olio in cottura.
Passo ora a parlare di
un’altra preparazione, una cottura al
focolare. La cottura di una bistecca di vitellone. In questo caso l’olio ci
aiuta in cottura grazie alla sua caratteristica di conduttore di calore. Prendo
la bistecca dal frigorifero e la sistemo nel focolare, in un punto, dove la
temperatura non è molto elevata. La temperatura della carne internamente sale
rispetto ai 3/4 ° del frigorifero e quando ha raggiunto una temperatura di
15/20° procedo con la cottura sulla griglia. Nel tempo in cui la carne è esposta
al calore del camino, la superficie sarà interessata da una denaturazione delle
proteine con conseguente rilascio di liquidi, prevalentemente acqua, che asciugo
molto bene prima di cospargerla d’olio e metterla in cottura, per ottenere un’efficace reazione di maillard. L’olio sulla superficie
della carne, farà una piccola protezione dal fuoco, diffonderà in maniera
uniforme il calore garantendo una migliore reazione di maillard.
Altro utilizzo dell’olio è
quello che si può fare nella preparazione del pane. Nelle ore successive alla
cottura, le molecole d’amido del pane tendono a riunirsi tra loro con
conseguente rilascio di acqua che evaporerà rendendo il pane “raffermo”, duro e
poco piacevole da mangiare. Per rallentare questo processo si può aggiungere
una piccola percentuale di olio nell’impasto del pane che rallenta questo
processo. Attenzione a non esagerare, infatti, se si aggiunge troppo olio si
rischia di farlo diventare un pan
brioche e di caratterizzarlo troppo.


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